«Fu mio padre, Filippo Corsini - ricorda Duccio Corsini - a chiedermi cosa si potesse fare
alla Marsiliana, dopo i risultati ottenuti a Le Corti.
Dovevamo lasciare tutto a pascolo, producendo magari un buon formaggio o tentare
di interpretare il territorio, la Maremma grossetana, attraverso il vino?
È prevalsa la seconda ipotesi, con una differenza decisiva: avremmo messo lo stesso impegno
che a Le Corti, evitando di scopiazzare il Chianti Classico.
Il che significa: un sesto d'impianto simile senza, però, cercare le colline, ma piantando
le viti in piano; niente Sangiovese e al suo posto un taglio Bordolese, fatto di sette vitigni,
in cui la parte del leone spetta a Cabernet Sauvignon (60%) e a Merlot (30%).
« Meno di sei mesi dopo, avevamo piantato dieci ettari di vigna.
«Anche qui, produco dei vini che corrispondono al mio gusto, vini che bevi e non assaggi».